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Arte digitale: rilettura critica dell’era digitale

 

Con arte digitale si definisce una pratica artistica che utilizza la tecnologia digitale come parte del processo creativo. La new media art, arte multimediale o, più semplicemente, arte digitale nasce nel 1950 grazie alla sperimentazione di Ben Laposky e Manfred Frank due matematici e programmatori, il primo americano e il secondo tedesco, con spiccate sensibilità artistiche che vanno verso la grafica. Grazie alle loro capacità e alle loro doti artistiche gettano le basi di questa nuova arte digitale. La new media art oggi si serve di diversi strumenti per le sue realizzazioni come software di grafica vettoriale, software per il fotoritocco e la manipolazione delle immagini e tanto altro. La grafica tridimensionale si serve, ad esempio, di forme geometriche, poligoni o NURBs al fine di creare forme tridimensionali realistiche che possono trovare utilizzo in film, tv, stampe ed effetti visivi speciali.

 

Hito Steyerl: I will survive

Uno dei maggiori esponenti della digital art è l’artista giapponese Hito Steyerl nata a Monaco di Baviera nel 1966 e attualmente protagonista al Centre Pampidou di Parigi con la monografia I will survive, come ci ricorda la rivista di Arte edita da Mondadori.

Hito Steyerl è conosciuta dal pubblico italiano grazie alla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2013 e all’esposizione delle sue opere presso il Castello di Rivoli.

La mostra I Will Survive, presente al Centre Pompidou, si concentra sul filone dell’arte digitale e ci fornisce degli spunti di riflessione importanti riguardo all’era digitale che stiamo vivendo come principali protagonisti e attori di questo spazio d’azione. La mostra è costituita da installazioni audiovisive e da un utilizzo non convenzionale delle nuove tecnologie.

 

I will survive: sfida dell’arte in un mondo digital

La sfida maggiore di Hito è quella di capire se può esserci una “via di fuga” dal controllo totale portato avanti dai media, dalla tecnologia e dal mondo di internet in generale e, anche quella di trovare una risposta degna ai problemi causati dal nazionalismo, dal capitalismo e dall’intelligenza artificiale in genere.

Come possiamo essere volontariamente “invisibili” o, in altre parole, veramente liberi nell’era della sorveglianza generalizzata? Come rendere internet uno spazio realmente democratico e non dominio di pochi?

Hito Steyerl si pone queste domande e ci mette nella condizione di porcele a nostra volta mettendo in atto, attraverso la rappresentazione artistica, perplessità e paure che ci caratterizzano e sono parte di noi.

L’artista espone le sue idee in opera portando lo spettatore ad immergersi all’interno delle sue creazioni con tono ironico e serio allo stesso tempo. Sprona le persone ad avere uno sguardo critico sugli strumenti a disposizione oggi, invitandoci a riflettere con autoironia e autocritica su ciò che accade e su ciò che potrebbe accadere.

In un mondo dove il digital ed internet sono alla portata di tutti, sono il nostro lavoro e la nostra vita, è bene avere un occhio attento e dubbioso riguardo a questo mondo perché questo ci conduce verso un utilizzo ottimale degli strumenti a nostra disposizione; gli stessi strumenti che ci permettono di lavorare e di vivere in un mondo digitalizzato e in grado di fornirci una miriade incredibile di opportunità, consentendoci di essere i padroni e non i servi dei nostri stessi mezzi.

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